Storia del Cioccolato


Secondo i botanici l’albero del cacao cresceva spontaneo già 4000 anni prima di Cristo, nei bacini dell’Orinoco e del Rio delle Amazzoni. I primi a coltivarlo furono probabilmente i Maya, seguiti dai Toltechi e dagli Aztechi, popolazioni che si insediarono a partire dal XVII sec. a.C. nell’America Centrale.

In particolare è a Quetzalcoatl, dio fondatore della stirpe precolombiana, che gli Aztechi fecero risalire l’origine del cacao, ritenuto dono divino che alleviava la fatica e rallegrava il riposo. Oltre a essere l'ingrediente di una bevanda che solo le classi privilegiate potevano bere, chiamata xocolatl, nella società azteca il cacao fungeva da moneta di scambio. Ciò spiega il suo primo nome latino, "Amygdalae Pecuniariae", letteralmente "mandorla di denaro", sostituito in seguito dal botanico svedese Linneo con "Theobroma Cacao", ovvero "cibo degli dei", evidenziando in questo modo gli aspetti divini e culinari della pianta.

Sembra che fu Cristoforo Colombo il primo a prendere contatto con la pianta e i frutti del cacao, nel corso del suo quarto viaggio esplorativo, nel 1502, ma non ci prestò molta attenzione. Nel 1528 Ferdinando Cortez, sorpreso dall'infaticabilità degli indigeni e riconducendola alla loro alimentazione, fece arrivare in Spagna i primi sacchi di cacao, suscitando forte interesse nei botanici per quell'esotica pianta.

La bevanda ottenuta con i semi di cacao, tuttavia, raggiunse il successo in Europa soltanto quando a qualcuno venne l’idea di addolcirla con lo zucchero e aromatizzarla con anice, cannella e vaniglia. La dolce bevanda divenne subito popolare in Spagna e quando Anna d'Austria, figlia del re di Spagna, nel 1615 sposò Luigi XIII di Francia, portò con sé la sua cioccolata e una fantesca addetta alla preparazione.
A Parigi il cioccolato divenne subito una vera e propria moda negli ambienti aristocratici, che presto si diffonderà tra i nobili di tutta Europa.
La cioccolata ebbe ancora più successo in Inghilterra, dove si diffuse anche tra le classi popolari e non solo tra l'aristocrazia come era accaduto in Francia.

Nel 1674 apparve a Londra il primo cioccolato da masticare in forma solida e già nei primi anni del XVII secolo in tutta Europa si poteva trovare il cioccolato da masticare in tavolette, in confetti e in pastiglie.

A mano a mano che il cioccolato si diffondeva in Europa, incominciò a svilupparsi il suo commercio. Furono gli Olandesi, abilissimi navigatori, a conquistare nel XVII secolo il controllo del mercato mondiale.

Intanto, mentre le piantagioni di cacao si estendevano in Brasile e Martinica, in alcune città europee si affermava la lavorazione del cioccolato.
Già nel 1606 in Italia si produceva cioccolato, a Firenze e a Venezia; alla fine del XVII secolo a Torino, dove il cacao giunse per merito di Emanuele Filiberto di Savoia, generale degli eserciti spagnoli, se ne producevano 750 libbre (circa 250 kg) al giorno, che venivano esportate anche in Austria, Svizzera, Germania e Francia.
Nel 1678 un certo G. Antonio Ari ricevette dalla Casa Reale Sabauda, per primo a Torino, l’autorizzazione "a vendere pubblicamente la cioccolata in bevanda". Gli artigiani torinesi erano così bravi che istituirono addirittura una scuola di cioccolato.

L’Ottocento fu il secolo dell’affermazione del cioccolato solido e delle invenzioni che costituirono una vera e propria svolta nella lavorazione del cacao. Nel 1802 il genovese Bozelli studiò una macchina idraulica per raffinare la pasta di cacao e miscelarla con zucchero e vaniglia. Nel 1828 l'olandese van Houten mise a punto un torchio speciale per spremere i grani macinati di cacao, che separava il burro dalla polvere di cacao.

Con la Rivoluzione Industriale e con le nuove tecniche di produzione, ebbe inizio l'era del cioccolato per tutti. Oggi che le industrie del settore sono numerose, il cioccolato è utilizzato per la preparazione di moltissimi dolci ed è diffuso in tutto il mondo.